venezia 13 febbraio 2011

venezia 13 febbraio 2011
VENEZIA 13 FEBBRAIO 2011 - (manifesto - su idea di Chiara Mangiarotti, realizzazione di Giulia Pitacco)

domenica 27 novembre 2016

25 NOVEMBRE 2016

GIORNATA MONDIALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA SULLE DONNE


Da gennaio a oggi sono 105 le donne uccise. Lo stesso numero dello scorso anno.
Parliamo di FEMMINICIDIO , parliamo di donne uccise “ in quanto donne” e non per inesistenti questioni personali.
Non si possono usare parole come gelosia, raptus, follia per parlare di uomini che tolgono la vita alle mogli, compagne, amiche, fidanzate, ex mogli, ex compagne, ex fidanzate perché incapaci di accettare una loro volontà di cambiamento.
Perché il Femminicidio è la risposta ad un gesto di libertà delle donne dopo anni di violenze, soprusi, maltrattamenti dei figli o più semplicemente di fine dell’amore.
E’ una strage ‘democratica’ che attraversa tutta la società, ogni età, ogni classe sociale, ogni credo religioso, nei paesi ricchi e in quelli poveri.
Non possiamo più permettere che la vita delle donne nel nostro paese sia costantemente in pericolo.
Crediamo che sia ora che la violenza domestica degli uomini contro le donne sia trattata come una questione di Stato.
Crediamo che sia ora che gli uomini cambino perché la violenza di genere è un loro problema che diventa nostro quando la esercitano contro di noi.
POSTO OCCUPATO ogni sedia vuota parla di una donna che non c’è più per occuparla e porta il suo nome.
                                      PER NON DIMENTICARE
Senonoraquando Venezia                                                   
Con l’adesione dei commercianti di via Palazzo di Mestre 






























per vedere le altre foto clicca il link:    https://goo.gl/photos/sPbXZ9WpLMVw7MLP6

NOVEMBRE DONNA 2016

INSIEME CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

 MOSTRA "OLTRE L'OSTACOLO"
Esposizione di arte figurativa dedicata a donne e uomini che vogliono lavorare insieme per superare le barriere di genere

FEMMINISMO E’ ROBA PER MASCHI

Anche quest'anno il 25 Novembre GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE è tristemente connotata da un numero altissimo di vittime. 99  100  101 ….. Tante. Troppe. “Non una di meno “ è l’appello lanciato a livello nazionale  per le vittime di femminicidio ma anche per rivendicare diritti e libertà.
Abbiamo voluto cogliere il messaggio di  un anno fa delle donne di SENONORAQUANDO San Donà per fare di questa data un momento in cui trasmettere un’immagine della donna non solo vittima ma  protagonista della storia e divulgare i risultati raggiunti nella lunga battaglia per la realizzazione della parità di genere. L’esposizione in questi mesi è stata itinerante in altre sale della provincia e visitata da numerose scolaresche. Questo ci ha portate  a presentarla al Novembre Donna organizzato ogni anno dal Comune di Venezia e dal Centro Donna . Un momento di riflessione su alcune tappe che hanno segnato il percorso del femminismo in Italia, nella consapevolezza che alcuni ostacoli sono già stati superati ma che altri – e non pochi – sono ancora presenti. DONNE SPORT: non si può restare indifferenti di fronte alla disparità di trattamento riservata alle donne nelle diverse discipline. Ad oggi nessuna donna in Italia può svolgere la professione di sportiva ed è anche per questo che ad una certa età si trova davanti al bivio: maternità o carriera. In caso di vittoria il montepremi è quasi sempre inferiore a quello del collega maschio. La discriminazione nello sport non è diversa da quella che si riscontra negli altri settori lavorativi. Crediamo sia qui importante ricordare il contributo dato da Valeria Solesin e presentato pochi giorni fa all'Università di Ca' Foscari sul rapporto maternità-lavoro.  

RAPPRESENTAZIONE DELL’IO FEMMINILE : io è un urlo che nasce dal profondo femminile e che chiede di riconoscere  e sradicare gli stereotipi che alle donne sono stati appiccicati nei secoli. Sono stereotipi che mascherano e soffocano la vera identità che ciascuna desidererebbe fosse percepita dagli altri. Un percorso individuale che diventa azione collettiva per restituire ad ognuna la sua individualità vera.
LINGUAGGIO: operaio-operaia  contadino-contadina, niente da dire. Tutti lo accettano. Ma già in presenza di ministro-ministra casca il palco e si grida allo scandalo. Molti ostacoli sono ancora da superare e riconosciamo la tenacia della Presidente della Camera Laura Boldrini che in ogni occasione sottolinea tale importanza.
CONQUISTE DA NON PERDERE: si evidenzia quanto, al di là della tematica di genere, legalità e giustizia non siano sinonimi; prima delle leggi vigenti era legale il loro contrario ed era da molti condiviso. C’è da chiedersi: quali leggi sono ora da cambiare per essere nel giusto? Il nome di Salvatore Morelli ricamato  sulla borsa anni 70 in uno dei pannelli ricorda il deputato che nel 1875 presentò un disegno di legge, bocciato, per il diritto di voto alle donne.
FEMMINISMO E’ ROBA PER MASCHI: per gli uomini liberi, per quelli che non sono abbarbicati ai privilegi tramandati, per tutti gli uomini che vogliono un mondo migliore e che non hanno paura delle parole è tempo di dire “Io sono femminista”. Non uno di meno.
SE CAPISCO , PARTECIPO : questa riflessione resterà sterile se da qui non si uscirà con almeno una percezione, preludio della consapevolezza, che la società va costruita assieme, che i cambiamenti avvengono con la partecipazione di tutti, diversi e complementari, che costruire qualcosa non si ferma all’atto del fare ma è anche un crescere e procedere insieme.
Ringraziamo il Comune di Venezia , il Centro Donna e quanti, uomini e donne, hanno contribuito alla realizzazione di questa esposizione. Un grazie particolare alle donne di SENONORA QUANDO San Donà.
Senonoraquando Venezia



per vedere le foto clicca il link: 

giovedì 13 ottobre 2016

IL CENTRO DONNA CHIUDE?












DOCUMENTO DELLE ASSOCIAZIONI E DEI GRUPPI DEL CENTRO DONNA DI VENEZIA
L’assemblea dei gruppi e delle associazioni delle donne della città che fanno parte del Centro Donna, riunitisi il 5 ottobre per discutere della delibera di Giunta n° 278 del 27 settembre 2016 “Riorganizzazione del Comune di Venezia – Attuazione seconda fase”, intende precisare quanto segue in merito a ciò che è previsto per il Centro Donna, cioè il suo ” spacchettamento”.
Vogliamo ricordare che il Centro Donna è stato conquistato dal movimento delle donne negli anni ’80; rappresenta il luogo simbolico e reale della presenza delle donne nella città e della loro cittadinanza attiva. Ha organizzato in questi anni centinaia di iniziative nelle scuole, nei quartieri e nel territorio, volte a combattere le discriminazioni, la misoginia e ad affermare il valore della differenza sessuale.
La delibera istitutiva del 19 dicembre 1988 e successive integrazioni lo riconosce come “luogo di elaborazione politica e culturale autonoma e separata delle donne” e prevede l’organizzazione di tre servizi unitari e coordinati: il Centro Donna con la biblioteca,  il Centro Antiviolenza, l’Osservatorio donna, a cui si è aggiunto in seguito il Centro donna multiculturale.

Il Centro Donna ha rappresentato in tutti questi anni un’esperienza profondamente innovativa e di avanguardia nel rapporto tra istituzioni e cittadinanza, che è diventato un modello a livello nazionale ed europeo e ha fatto di Venezia per eccellenza una “città delle donne”.
Tali caratteristiche peculiari  che lo distinguono dagli altri servizi comunali, sono state salvaguardate e mantenute da tutte le amministrazioni, di qualunque colore politico, che si sono succedute nel corso del tempo, nella consapevolezza della trasversalità delle lotte delle donne e del valore di questo progetto.
L’attuale delibera rischia di snaturare profondamente l’identità del Centro Donna; prevede infatti la separazione di “funzioni e servizi” che afferiscono a due diverse direzioni - cultura e coesione sociale - facendo venir meno in tal modo la fondamentale ed essenziale unitarietà, mentre la delega alla Cittadinanza delle donne risulta svuotata e solo nominale.
Si tratta di una operazione che di fatto “sfascia” nel senso etimologico del termine, il Centro Donna nel suo progetto iniziale, separando i servizi e rompendo così la circolarità tra politiche culturali e politiche sociali.
Va inoltre sottolineato che la nuova organizzazione elimina la figura istituzionale della referente, fondamentale per garantire la coesione del progetto e l’indispensabile mediazione con la pluralità dei gruppi e delle istanze delle donne.
Tutto ciò premesso chiediamo:
         che la Giunta riveda questa delibera
         che riconosca la specificità e l’originalità del Centro Donna rispetto ad altri servizi comunali
         che mantenga l’unità del Centro Donna, la denominazione, il luogo e il logo e le sue caratteristiche istitutive sotto una unica direzione
         che assicuri una figura di referente responsabile che sappia farsi interprete dei bisogni e della cultura delle donne.

Le lotte delle donne hanno cambiato la storia del nostro paese e della nostra città, rendendola più civile, democratica, solidale. In questo percorso, a partire da sé e incontrando le altre,  le donne sono soggetti attivi, portano la loro elaborazione culturale, la loro parola e creatività, le loro competenze relazionali, i loro valori, il loro agire consapevole, che si colloca tra privato e pubblico, tra personale e politico. Tutto ciò rende migliore la qualità della vita e la convivenza civile per tutte e per tutti.
Il Centro Donna, con le sue articolazioni interne, rappresenta la traduzione sul piano istituzionale di questo patrimonio di pratiche e di saperi , tanto più necessario oggi in un contesto in cui la violenza contro le donne, il permanere di culture patriarcali e di pregiudizi sessisti implicano un impegno sempre maggiore, non soltanto sul piano della risposta a donne in difficoltà, ma anche sul piano educativo, culturale e politico. L’amministrazione si assumerebbe una grande responsabilità alterando un servizio che ha rappresentato una ricchezza per la città e che appare tanto più importante in un momento in cui la violenza contro le donne si manifesta ancora con tanta frequenza anche nel nostro territorio.
 Il percorso che le donne devono compiere  per godere di una piena cittadinanza e libertà risulta ancora lungo, al di là delle conquiste legislative e dei dettami  costituzionali.
Le associazioni e i gruppi del Centro Donna  di Venezia
Venezia 5 ottobre 2016





















video


documenti allegati:
                              * DOCUMENTO DELL'ASSEMBLEA DELLE DONNE (clicca il link)
                    https://drive.google.com/file/d/0B0osoLKxz3CGRm9SVmhEMHhsVkU/view?usp=sharing

                              DELIBERA N. 278 del 27 Settembre 2016 della GIUNTA COMUNALE (clicca il link)
                     https://drive.google.com/file/d/0B0osoLKxz3CGLV9mU1d3eFNXMVk/view?usp=sharing

                              * MOZIONE della Consigliera FRANCESCA FACCINI (clicca il link) 
                      https://drive.google.com/file/d/0B0osoLKxz3CGT3ZsWGlUdEhIeFE/view?usp=sharing

                              O.D.G. della Consigliera GIORGIA PEA
                      https://drive.google.com/file/d/0B0osoLKxz3CGYW1FME9TZ1Qtazg/view?usp=sharing




mercoledì 22 giugno 2016

LETTERA CONTRO IL FEMMINICIDIO ALLA PRESIDENTE DELLA CAMERA



 ALLA PRESIDENTE DELLA CAMERA LAURA  BOLDRINI                
 Slavica Alessandra  Michela  Federica  Kamaljit  Maria Teresa  Sara  Anna  Deborah  Natalia  Michela  Mariangela  Annalisa  Assunta  Emilia  Liliana  Liliana  Moira  Franca  Monica  Sabina  Rosa  Laura  Mirella  Mariana  Gisella  Maria  Rodica  Anna Maria  Marianna  Larisa  Mirella  Marinella  Luana  Anna  Nerina  Patrizia  Isabella  Gloria  Nelly  Nadia  Ashley Bonaria  Katia  Marina  Gemma 
E siamo solo al 16 giugno.
Non ci sono parole per esprimere lo sconforto, l’indignazione, la frustrazione anche, che si fanno presenti come sentiamo l’ennesimo aggiornamento. Ma non ci diamo per vinte. La nostra prima campagna di sensibilizzazione è stata MAI PIU’ COMPLICI.
E’ ancora valido quello che dicevamo quando il termine femminicidio non era così drammaticamente accettato. Ora di femminicidio si parla dappertutto e le sedie vuote si incontrano nelle chiese come nelle portinerie dei palazzi di giustizia. Non è difficile che un qualche evento pubblico esponga una scarpa rossa o che a qualche finestra sia appeso un drappo rosso. Piccoli segni che contano.   













Tra le vittime ci sono anche donne provenienti da altri paesi che cercavano un’alternativa alla fame, alla guerra e spesso alla violenza.
Dalla Convenzione di Istanbul del maggio 2011 al Piano antiviolenza, dalle Risoluzioni ONU all’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile.
Non crediamo  sia necessario che ci siano nuove leggi anche se andrebbero senz’altro discusse urgentemente le proposte già presentate relative al risarcimento, al sequestro dei beni, alla reversibilità della pensione che viene data al padre assassino anziché ai figli. Ribadiamo: attuiamo fino in fondo quelle che già ci sono e diamo i finanziamenti che servono alla loro applicazione.
“La violenza, influendo negativamente sui risultati scolastici delle donne, sulle loro capacità di successo lavorativo e sulla  loro vita pubblica, allontana progressivamente le società dal conseguimento dell’obiettivo dell’uguaglianza di genere.” ( ONU )      
  

Non perdiamo tempo , agiamo su quello che abbiamo: ricordiamo gli studi effettuati dal Consiglio d’Europa che rilevano i dati relativi alle conseguenze sui minori della “violenza assistita”. Questi bambini-bambine che assistono a maltrattamenti familiari con grande probabilità saranno portatori di comportamenti violenti in età adulta. Il superamento riguarda la formazione e la cultura perché è nella scuola che bambini e bambine, ragazze e ragazzi, uomini e donne si confrontano sui diritti, sulle dinamiche delle relazioni affettive, nell’identificazione degli stereotipi di genere o dei comportamenti prevaricanti e aggressivi. Ricordiamo i dati tragici portati alla luce dal progetto europeo switch-off  grazie al lavoro di Anna Costanza Baldry. Le vittime non sono drammaticamente solo le donne che vogliamo sempre ricordare ma anche quelle che vengono definite “vittime secondarie” e che sono da sole un’emergenza: più di 1000 negli ultimi anni. I figli appunto che assistono alla mattanza.        













Il piano della prevenzione è fondamentale: dai nidi alle scuole di ogni ordine e grado, va attuata in tutte le forme quell’educazione all’affettività che è base formativa. Gli intoppi sono molti ed anche qui ci sono spesso battute di arresto.
Condividiamo il suo appello ai mass media quando invita a parlare dalla parte delle vittime e a smettere di parlare di raptus perché la maggior parte delle donne uccise aveva già subito molte minacce e chiesto aiuto. E i messaggi pubblicitari che “ci restituiscono in larga parte una figura femminile ammiccante, quasi sempre svestita, per vendere qualsiasi cosa. Sono misure che sminuiscono le donne , le oggettivizzano…. E gli uomini in giacca e cravatta che conducono programmi televisivi contornati da vallette seminude. Anche le tv devono prendersi le loro responsabilità”.
I centri antiviolenza, le case protette devono avere tutto il possibile … parliamo di finanziamenti….per funzionare!!













Il personale degli ospedali come gli operatori giudiziari devono essere formati, come gia’ si è cominciato a fare. Che ne è del Progetto Viola rivolto ai medici di base?
Ci rivolgiamo a lei, presidente Boldrini, perché si faccia interprete nelle sedi appropriate presso il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio, del Senato e presso il Parlamento tutto , della gravità del momento e della necessità di bloccare questa situazione , tutti UOMINI e DONNE.
Siamo con Lucia Annibali quando ribadisce che il femminicidio è un dramma delle donne ma è un problema degli uomini. Di tutti gli uomini non solo di quelli che definiamo mostri o bestie. La ferocia che in loro emerge ha un terreno fertile ovunque: nelle famiglie, nelle scuole, nei posti di lavoro, nella società, nelle quotidiane discriminazioni di cui sono vittime le donne troppo spesso valutate ancora per le loro qualità di mogli fedeli, madri devote, compagne, vallette , modelle.

Senonoraquando Venezia                                               Venezia-Mestre 16 giugno 2016



ECCO IL SERVIZIO DI RAI 3 SULLA GIORNATA NEL TG3 (clicca il link)



ECCO UNA SELEZIONE DELLE FOTO DELLA GIORNATA


lunedì 11 aprile 2016

LE DONNE RILEGGONO LA COSTITUZIONE




31 MARZO  2016 
“ A 70 anni dal voto le donne rileggono la Costituzione”   
Scoletta dei Calegheri Venezia
Come ogni anno  il Centro Donna  Servizio  Cittadinanza delle Donne e Culture delle Differenze  del Comune di Venezia  promuove Marzo Donna. Marzo Donna 2016 è  particolarmente ricco  :  ben 61 iniziative , le più varie. Ringraziamo il Comune di Venezia e in particolare  Gabriela Camozzi , responsabile del Centro Donna, sempre attenta ad ascoltare le voci e le proposte delle donne del territorio.
Prima di iniziare la nostra chiacchierata vi propongo la visione di un breve video che apre al tema dell’incontro:  “ in contropiede le donne rileggono la Costituzione “
Vi abbiamo invitate , noi donne del comitato SNOQ  di Venezia e M.T. Sega, la presidente dell’associazione rEsistenze, per parlare di Costituzione in un momento  in cui di Costituzione  si parla molto e  con toni accesi .
 Il Coordinamento per la democrazia costituzionale ha avviato una campagna nazionale, con la formazione di comitati in ogni provincia italiana, per la raccolta di firme in vista del referendum confermativo  che potrebbe tenersi nell’autunno del 2016.
E allora perché questo incontro , che cosa  ci aspettiamo da questa chiacchierata di oggi , che vedrà il fondamentale contributo delle due relatrici di chiara fama ed esperienza.
La Costituzione è stata scritta 70 anni fa.
Nel 1946 le donne esercitarono per la prima volta in Italia il diritto di voto.
Tina Anselmi, prima ministra donna così ricorda il 2 giugno 1946 “…. Le italiane , fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto, perché non eravamo sufficientemente emancipate”.
2000 furono elette nei Consigli Comunali.  

Vennero elette le prime parlamentari italiane.
 21 donne, le nostre madri costituenti , entrarono nell’Assemblea Costituente e 5 di loro fecero parte
della Commissione dei 75, incaricata di elaborare la Costituzione.
Tra loro Nilde Jotti, prima donna ad essere eletta 30 anni dopo presidente della Camera e già da allora … 70 anni fa !..... in lotta per il riconoscimento delle famiglie di fatto.
 Tra loro Teresa Mattei, battagliera, caparbia, morta di recente. Non si stancò mai di “pedalare” anche se viene ricordata più per la mimosa che per le sue battaglie. Come è per Teresa Noce.
Riconoscere  il ruolo di queste donne è il primo passo per porci  le domande che seguono.
E partirei da quelle che Mariella Gramaglia, figura indimenticabile del femminismo italiano da poco scomparsa, rivolge a Lidia Ravera in una chiacchierata tra amiche: Chi sono le donne di cui parla la Costituzione? Ci somigliano? Ci piacciono? Non credi che la Costituzione per noi, per noi donne, sarebbe da riformulare? E continua “ a noi donne la Costituzione , il nostro contratto sociale della contemporaneità democratica, interessa. E molto. Non solo perché ricordiamo con commozione e deferenza le 21 pioniere che hanno contribuito a scriverla e sobbalziamo ogni volta che qualcuno parla di “ padri costituenti”, ma perché pensiamo che, benché redatto da una schiacciante maggioranza di uomini, questo contratto ci riguardi, segni dei perimetri di diritto che ci stanno a cuore, che almeno parzialmente ci includono”.
Da quelle riflessioni condivise con donne professionalmente diverse ,un’ avvocata, una costituzionalista, una filosofa, scrittrici, teoriche del pensiero della differenza, è nato un incontro pubblico “ In  contropiede- le donne rileggono la Costituzione” a Roma nell’ottobre del 2014 firmato da  Se Non Ora Quando - Factory , un incontro che voleva esprimere l’esigenza di ri-leggere il testo fondativo  della nostra vita civile,  in particolare rileggere gli articoli 3,22,29,37,51  a partire da un nuovo punto di vista: la vita delle donne. Il femminismo si era già interrogato e anche numerose donne in ambiti diversi si erano poste queste domande. E oggi ci sembra un buon momento per riaprire un confronto, un ragionamento.
Noi del comitato Senonoraquando Venezia  abbiamo letto il piccolo testo che raccoglie quanto è stato detto quella mattina di ottobre. Ci siamo appassionate e interrogate e abbiamo riflettuto sul fatto che le madri costituenti , 21 su 535 uomini, si sono trovate ad affermare uguaglianza e pari dignità tra uomini e donne in presenza di leggi profondamente discriminanti nei confronti delle donne.
Ma abbiamo anche considerato che la vita delle donne è molto cambiata dal ’48.
E’ cambiato il nostro Paese. La lotta delle donne , le nostre lotte, lo hanno cambiato. E’ cambiata la società, i costumi e la cultura .

 E allora le domande:
Siamo ancora soggetti da proteggere e tutelare?
Vogliamo ancora una uguaglianza che cancella le differenze? Siamo disposte a essere separate dal nostro corpo sessuato per essere uguali? Uguali a chi?
Vogliamo ancora che le condizioni di lavoro della donna lavoratrice devono “… consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione” ? come recita l’articolo 37
Ci va bene che si parli  ancora di diritti della famiglia come società naturale fondata sul  matrimonio? Art. 29… … e ancora altro ….. quando si parla del diritto al nome in assenza del cognome materno. I figli, le figlie ancora non portano il nome della madre.
..poi la rappresentanza politica … la Costituzione ha posto fine alla discriminazione sul piano normativo, ma non è riuscita a realizzare una effettiva parità. Le resistenze maggiori sono tuttora nel campo della politica, non è più questione di norme.
Sono 5 gli articoli su cui ci interroghiamo e il cammino percorso si misura  dalla distanza  fra oggi e  ieri .
La giurisprudenza nel frattempo ,nel ritardo della politica,  si è occupata di come i principi scritti sulla carta si sono trasfusi nella legislazione.
 Chiediamo alle nostre ospiti delle risposte ben sapendo che non tutto oggi si potrà dire ma usciremo da questo incontro, sono sicura, con suggerimenti di riflessioni , con nuove conoscenze che ci permetteranno  di continuare a ragionare su questi temi.

 Quando parleremo di famiglia,di unioni civili, di cognome materno e cognome maritale, di pari opportunità , di democrazia paritaria, di lavoro,  di conciliazione tra lavoro e famiglia, di condivisione , sapremo da dove siamo partite , cosa c’è stato nel tempo che ci separa dal ’48 , dove siamo oggi e dove stiamo andando e forse anche dove vogliamo andare.

 





mercoledì 30 marzo 2016

LETTERA AL DIRETTORE

Senonoraquando Venezia

Lettera aperta al Direttore /Direttrice de
il Gazzettino
La Nuova
Il Corriere
E p.c. ai/alle Consiglieri/e del Consiglio Comunale di Venezia e del Consiglio Regionale del Veneto


Cosa sta succedendo a Venezia?
Cosa succede in Regione Veneto?
Viene messa in questione la libertà di opinione, di pubblico confronto?
Viene esercitata censura su testi e opinioni?

Alcuni fatti recenti.

ü  Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, appena insediato, censura l’utilizzo di alcuni libri di educazione alle differenze per le scuole dell’infanzia, scelti dopo opportuna formazione da docenti e educatrici.
ü  Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, annulla l’organizzazione di corsi anti-discriminazione basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, rivolti a dirigenti statali di tutto il nord-est, in collaborazione con Trentino- Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. L’attività era già stata avviata in base a un protocollo d’intesa tra Comune di Venezia e Comune di Torino, approvata dal Commissario Zappalorto
ü  Il sindaco di Padova Massimo Bitonci  impedisce che in sede comunale venga presentato  il libro: “Papà, mamma e Gender” di Michela Marzano, professore ordinario all’Université Paris Descartes e parlamentare del Partito Democratico. L’incontro di presentazione con la stessa Michela Marzano verrà , per intervento del rettore, effettuato al Palazzo del  Bo’ alla presenza di un folto pubblico.
ü  L’assessore regionale alla scuola e formazione  Elena Donazzan afferma: “ In tema di educazione sessuale nelle scuole la Regione prende le distanze dai contenuti degli standard dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, e auspica non siano presi a modello nella scuola del territorio”
ü  Nel pur ricco programma del Marzo Donna del Comune di Venezia  non vengono inseriti per motivazioni diverse vuoi burocratico-tecniche vuoi palesemente contrarie agli argomenti le iniziative dell’associazione UAAR “I monologhi della vagina” ,opera teatrale di Eve  Esler che  nel 1996 ha debuttato a Broadway e rappresentata nei teatri di tutto il mondo, interpretata da attrici famose in migliaia di repliche e la presentazione nuovamente del libro di Michela  Marzano. A titolo di cronaca allo spettacolo al Palaplip i posti erano tutti esauriti, la gente era seduta anche per terra. C’erano solo 3 posti vuoti quelli tenuti riservati per Sindaco ,il vice Sindaco Luciana Colle e l’Assessore alle Politiche Sociali Simone Venturini.

Dove pesca questo nuovo spirito crociato? Cosa temono, chi vogliono colpire questi  amministratori che, esercitando in modo arrogante il loro ruolo istituzionale  impediscono il libero confronto di idee e perfino la lettura di testi?
      Noi donne di  Senonoraquando Venezia  riaffermiamo con forza il diritto- dovere di continuare la ricerca e il confronto pubblico su tutti i temi che riguardano :
ü  L’identità personale, sociale, sessuale, di genere;
ü  Le differenze di genere, di orientamento sessuale, cultura, lingua, religione, età e competenze;
ü  Il processo di costruzione d’identità e il ruolo della scuola e di tutte le agenzie formative nell’accompagnare bimbe e bimbi, ragazze e ragazzi nel cammino di costruzione di sé .
Ci riconosciamo nel cammino decennale di confronto che ha portato l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità,  alla stesura di un articolato testo: “Standard per l’educazione sessuale in Europahttp://www.fissonline.it/pdf/GuidaOMS.pdf
e auspichiamo che diventi oggetto di pubblico dibattito tra coloro che si occupano di formazione ed educazione unitamente all’ attuazione agli articoli 7 e 16 della LEGGE 13 luglio 2015, n. 107 , Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti.










Vengono chiaramente indicati come obiettivi formativi: “ l'educazione alla parità tra i sessi, la  prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, (…)  e la valorizzazione     dell'educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo
tra  le  culture”; auspichiamo che le/i docenti e tutti coloro che si occupano di formazione e educazione traducano gli obiettivi sopra indicati in concreti progetti nelle proprie classi.
A tal fine  invitiamo le forze politiche di opposizione in Consiglio Comunale e Regionale ad assumere questi contenuti, a contrastare con forza le derive antidemocratiche manifestate dalla maggioranza di centro-destra, a promuovere nelle scuole e nel territorio  luoghi di ricerca, approfondimento, confronto su tali temi. 


SENONORAQUANDO VENEZIA   

   

martedì 15 marzo 2016

LE DONNE RILEGGONO LA COSTITUZIONE






31 marzo 2016  ore 17.00 Venezia
Scoletta dei Calegheri  
campo San Tomà

  A 70 anni dal VOTO

le donne rileggono la Costituzione

ne parliamo con

  
LORENZA CARLASSARE costituzionalista
  
ALISA DEL RE Centro Ricerca Studi sulle Politiche 
                                           di Genere  UniPd

Introducono  SIMONETTA LUCIANI     SenonoraquandoVenezia

                   MARIA TERESA SEGA rEsistenze

Coordina       MARGHERITA SALZER  avvocata